Stephen King “Il Miglio Verde” di Bufalini Daniele

 

Paul Edgecombe e’ il capo secondino del braccio della morte del penitenziario di Cold Mountain, che, per il colore del pavimento e per la lunghezza del percorso, veniva chiamato da tutti il Miglio Verde. Qui risiedevano i peggiori criminali in attesa di essere portati di fronte alla sedia elettrica.
Gli avvenimenti narrati risalgono ai primi anni del 1930, nel pieno della crisi economica americana. Questo incide molto sugli eventi della storia, poiché tutti i dipendenti del penitenziario avevano il continuo terrore di perdere il proprio posto di lavoro. Paul era a capo di una squadra di secondini composta da quattro guardie: Brutus, Dean e Harry, con i quali andava molto d’accordo, e Percy, odiato da tutti perché, essendo raccomandato da un parente politico, si comportava sempre con estrema arroganza e cattiveria.
Stephen King e’ un maestro a presentare gli stati d’animo e le emozioni dei personaggi nel libro e, leggendo anche solo i primi paragrafi, riesce a coinvolgere subito il lettore e a renderlo partecipe della gravita’ del periodo storico.
Il racconto scorre narrando le storie personali dei vari carcerati che si alternano nel braccio della morte in attesa dell’esecuzione, sottolineando in maniera sempre perfetta ed emozionante, i rapporti che si instauravano tra condannati e secondini. Così si parla di Eduard Delacroix, pluri-assassino, odiato da Percy per averlo deriso in alcune occasioni davanti ai colleghi, e del suo topolino ammaestrato. Proprio con Delacroix avviene una delle scene più crude e cruente del libro. Per l’odio provato nei suoi confronti, Percy chiede di presenziare l’esecuzione di Eduard, e per vendetta non bagna la spugna che così, non inumidita, causa al detenuto un morte lenta e dolorosa. Si parla di “Will Bill” Wharton, sicuramente il più violento e pericoloso tra i detenuti. Sara’ lui una delle figure più importanti dell’intera storia. Ma soprattutto si parla di John Coffey. Arrivato nel 1932 John era un gigante di più di due metri, accusato di avere ucciso due bambine trovate insanguinate tra le sue braccia. L’autore fa subito capire che, in realtà, nonostante la mole, Coffey e’ una persona sensibile e buona, ed infatti stringe immediatamente un rapporto particolare con il capo Edgecombe. La svolta della storia avviene quando, in preda ai dolori causati da un infezione urinaria, Paul viene guarito con un semplice tocco da John, che dimostra, quindi, di avere poteri straordinari. Colto da forti dubbi sulla sua colpevolezza (secondo lui Dio non poteva aver donato un potere così grande ad una persona tanto malvagia), il poliziotto comincia ad indagare sul caso Coffey. Un altra conferma dei poteri di John arriva quando il detenuto salva il topolino morente di Delacroix, schiacciato con cattiveria da Percy. Ed è proprio dopo questo fatto che al capo Edgecombe viene un idea pazzesca e rischiosa. Il direttore del penitenziario, suo grande amico, viene a conoscenza di una terribile notizia: sua moglie è malata di cancro al cervello, ed è vicina alla morte. D’accordo con le altre guardie, Paul decide di organizzare un piano per portare il gigante a casa del direttore per tentare un altro miracolo. Dopo aver addormentato con un sonnifero Will Bill, e aver rinchiuso nella camera di isolamento Percy, con la scusa di una punizione per il fatto Delacroix, escono di notte dal blocco e si presentano dalla malata. John Coffey riesce nel suo intento, guarendo la povera donna. Rientrando in cella, però, John viene preso per un braccio da Wharton, che intanto si era risvegliato. Il contatto permette al gigante di leggere nel pensiero dell’assassino, e di scoprire che in realtà era lui il colpevole dell’omicidio delle due sorelline. Allo stesso modo un contatto tra lui e Paul Edgecombe mette il capo a conoscenza di questi fatti. Purtroppo, però la sua esecuzione è imminente e non c’è tempo di provare la sua innocenza. Molto commovente è il fatto che lo stesso Coffey non voglia essere salvato perché ormai distrutto dal dolore provocato dalla crudeltà del genere umano. Il colpo di scena finale si ha quando John trasmette la malattia della moglie del direttore a Percy, che in preda allo shock per l’aggressione, non consapevole, spara e uccide Will Bill. L’esecuzione di Coffey viene eseguita nella commozione più totale e pone anche fine alla carriera di Paul. Incredibile come Stephen King riesca a mescolare ad un ambiente così crudele come un braccio della morte, sentimenti di amicizia, come tra Paul e i suoi colleghi, e di rispetto nei confronti di chi ha compiuto atti inqualificabili. E’ sempre presente nella narrazione un codice di comportamento che i carcerieri devono tenere nei confronti dei detenuti, e questa è una chiara denuncia dell’autore contro i sistemi di detenzione al giorno d’oggi. E’ difficile non essere coinvolti emotivamente dalle descrizioni di King, sia degli ambienti che degli stati d’animo dei personaggi. Per questo ritengo “il Miglio Verde” uno dei libri migliori che abbia letto.

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