Il salone del libro

UN BILANCIO del SALONE

Come anticipato sul blog, la redazione di Libernauti è stata al salone internazionale del libro, edizione  XXIV: la visita è stata davvero magnifica ma molto impegnativa!!

Basti pensare a qualche dato:

 
 

gli espositori presenti a Lingotto Fiere sono stati 1.500, superando i 45.000 metri quadri finora utilizzati, 12.000 i ragazzi entrati al Salone, 305 mila visitatori dell’edizione 2011 (50 mila in più rispetto all’edizione 2010).

Per un Paese che nel 1861 aveva il 70% di analfabeti e che oggi è al settimo posto nel mercato editoriale del mondo, è certo un buon risultato!

 

Il tema centrale della manifestazione è l’«Italia dei libri»:

“Costante miracolo del Salone è la prevalenza della parola, la continuità di un incontro, lo sguardo in prospettiva: samizdat, evangelario e globalizzazione. La «memoria seme del futuro», slogan per cercare i valori e le parole che contano […]

Il miracolo è questa folla, indistinta, multipopolare e anche un po’ multietnica diversa da quegli insiemi elitari – per quanto vasti – che affollano altri rendez-vous […]

Miracolo sono queste montagne di carta organizzate in fogli di carta stampata che contengono idee, emozioni, passioni, mondi e che forse hanno un futuro o forse si trasformeranno in entità digitali chiamate ebook da leggere in apparecchietti leggeri chiamati ereaders. Sul futuro il dibattito è aperto: forse l’editoria del cuore resterà su carta, quella della conoscenza diventerà elettronica.

Ma al Lingotto l’unica cosa certa è che la gente ha mostrato voglia di ascoltare parole che sappiano parlare al cuore e alla ragione.” (E. Ferrero, Direttore del salone, nella conferenza stampa di presentazione)

Ore 12/Sala Azzurra: I libri che hanno fatto gli italiani. Incontro con Paolo Mieli in occasione della presentazione della collana BUR “Romanzi d’Italia”. Interviene Mario Baudino.

Le copertine dei primi cinque volumi della collana «Romanzi d’Italia».

La collana “Romanzi d’Italia” edita da BUR e diretta da Paolo Mieli è costituita da dieci romanzi che furono scritti a ridosso della fondazione dello Stato unitario italiano. “L’idea della collana è nata –spiega Mieli- per trovare un modo diverso per raccontare la storia d’Italia e dalla convinzione che gli scrittori abbiano raccontato la storia d’Italia meglio degli storici.” Di qui la scelta di affidare la prefazione dei volumi a storici, studiosi di scienze politiche, ad editorialisti, anziché a critici letterari: le Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo con prefazione di Paolo Mieli, I promessi sposi di Alessandro Manzoni con prefazione di Andrea Riccardi, I Malavoglia di Giovanni Verga con prefazione di Gustavo Zagrebelsky, Cuore di Edmondo De Amicis con prefazione di Pierluigi Battista, I Viceré di Federico De Roberto con prefazione di Giovanni Sabbatucci, Le mie prigioni di Pellico con prefazione di Luciano Canfora, Le confessioni di un italiano di Nievo con prefazione di Sergio Romano, Le avventure di Pinocchio di Collodi con prefazione di Giovanni Belardelli, Piccolo mondo antico di Fogazzaro con prefazione di Ernesto Galli della Loggia e Il piacere di d’Annunzio con prefazione di Angelo Panebianco. Tutti romanzi dell’Ottocento che, se pur ambientati in un’epoca diversa, ad esempio I promessi sposi, tra le righe depositano vere e proprie annotazioni sulla storia d’Italia.
Ad esempio nel romanzo di Foscolo, l’Ortis, con il grande lamento per il tradimento del trattato di Campoformio (cessione di Veneto e Venezia ad Austria) si individuano le radici di sentimenti attuali, cioè la distanza tra i sogni di grandezza degli ideali e la sensazione che invece gli uomini della classe dirigente non fossero adeguati a essi. Quel Foscolo già famoso all’età di vent’anni, un po’ come “un Saviano di oggi” –dice Mieli- che con un gruppo di Napoleone si accese di speranze e che si sentì poi tradito dal trattato.
Quei romanzieri evidenziano nei loro testi l’opposizione tra delusione e alte aspettative, non era certo l’Italia che avevano sognato! Infatti dalla seconda metà dell’Ottocento a fine Ottocento si registrano una delusione dopo l’altra: dalla battaglia di Custoza alla disfatta di Adua.
Ma “anche oggi ci sono grandi aspettative e grandi delusioni – sostiene Mieli- chissà cosa ci si aspettava dal 1992-93 (fine I Repubblica) e chissà cosa ci aspetteremo dal post-Berlusconi”.
Dentro questi romanzi c’è molto di oggi, ad esempio Collodi in Pinocchio (“romanzo molto sofisticato” – dice Mieli- ) mette in scena l’Italia dei doveri e quella del gatto e la volpe, cioè della furbizia. Collodi aveva capito che in quegli anni stava vincendo l’Italia dei furbacchioni!

F. S.

Ore 13/ Caffè Letterario: presentazione del libro di Carlo Mazzoni, Due Amici, a cura di Fandango Libri. Con l’autore intervengono Martina Mondadori, Mario Desiati e Sebastiano Triulzi.

“L’erba tagliata, il verde denso tra le foglie. Tu, ai Ronchi. Ti svegliasti con il cielo. Una maglietta, il costume da bagno. In bicicletta uscisti di casa, pedalasti fuori dall’ombra dei rami dei pini. Il sole ti inondò la fronte. La luce. Comprasti il giornale e la focaccia, un pezzo di pane duro e salato, buono. Arrivasti in spiaggia. La sabbia ti scottò i piedi – a mezzogiorno il mare si colorò come uno specchio, quanti riflessi. Tredici anni, tu, le guance, un po’ rotondo, timido. Seduto sotto una tettoia impagliata, cominciasti a guardarti intorno”.

Scritto in un italiano pulito e semplice, quasi in una scrittura ellittica, il romanzo racconta la storia e la formazione dei caratteri di due amici, Matteo e Gio, che sanno però di essere degli “esclusi” – dice Mazzoni-. Escluso e contento di esserlo come si autodefinisce lo stesso autore.
“È un libro non catalogabile – dice la Mondadori- Carlo ha parlato del concetto di amicizia ed ha scavato nel profonfo”.
Alla domanda “Cosa speri per te e verso la tua generazione?”, Mazzoni risponde: “la sensibilità, cioè saper riconoscere nella vita i dettagli.” E proprio su quei “dettagli” è incentrato tutto il romanzo. Il racconto tocca le strade bagnate per andare a scuola, le estati al mare, la patente e l’Italia da attraversare. Matteo e Gio si somigliano a tal punto da non esistere se non come impronta uno dell’altro.
“È autobiografico?” e Mazzoni risponde: “Non è biografico, ma non si possono raccontare scene (come la morte di un padre) senza viverle; o le vivo io o le vive lui, l’amico.”


F.S.

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